TANTI AUGURI A NOI!
Forse in pochi lo sapranno, ma settembre è il mese in cui si è formata, l'anno scorso, la redazione di questo piccolo blog. Per essere pignoli, è il mese in cui, preso atto del fatto che non sarei mai e poi mari riuscito a sfornare sia articoli che foto in maniera completamente autonoma, ho proposto l'idea di questo progetto a Mario e Alessia (Supi si unirà giusto un paio di settimane dopo, assieme a Francesca). La cornice della fase embrionale del blog era esattamente la stessa di questo articolo e del prossimo: lo Stanceland di Ceprano.
Evento di rilevanza internazionale situato nel cuore storico della provincia di Frosinone, è una delle massime autorità della cultura automobilista underground del belpaese. L'amministratore dell'evento, Radu Alagel, punta tutto su una combinazione tanto semplice quanto efficace: una comunicazione grafica efficace e con temi ben delineati ogni anno (quest'anno, ad esempio, era l'edizione "Double Six", il cui stile verteva attorno ai concetti di fortuna ed eleganza, un'accurata selezione di vetture messe giù come Dio comanda e per ultima, ma non meno importante, l'ambientazione pittorresca offerta dai borghi di Ceprano e Falvaterra, perfetta incarnazione del concetto di "vita lenta" per il quale noi del sud-centro Italia siamo conosciuti all'estero.
Nonostante io non sia, normalmente, un vero e proprio cultore della corrente stance, lo Stanceland resta uno dei miei eventi preferiti, tanto è vero che, pur non potendo esporre, sono sempre felicissimo di sostenere il viaggio e le spese per poter partecipare da ormai 3 anni in qualità di visitatore.
Fu proprio tre anni fa, infatti, che posai per la prima volta i miei occhi sulla vettura di cui andremo a parlaare oggi. Seppur non propriamente definibile una macchina stance, è per me una delle automobili più emblematiche dell'evento, un progetto dove animo sportivo ed eleganza camminano di pari passo. Senza ulteriori indugi, quindi, vi presento Diego e la sua Nissan Silvia S13!
Prima di arrivare al succo dell'articolo, a nome di tutta la redazione, ci tengo a ringraziare Radu per la cortese attenzione dedicataci, per averci suggerito gli spot per le foto e per averci dato il contatto di Diego, che scopro oggi essere un membro dello staff Stanceland da ben sette anni. Speriamo che questa lettura sia apprezzata da tutta la brigata!
c. @torque_raw
La giornata tipo di Diego si divide in due turni: il primo è quello che porta il pane in tavola, lavorando in un’industria chimica che si occupa principalmente di prodotti a base di fluoro. Il secondo turno, invece, è quello che il pane se lo mangia tutto, grazie ai suoi mille e uno progetti su ruote, due o quattro esse siano. Proprio al momento della scrittura di questo articolo ha appena finito di fare il passaggio di proprietà su un'altra macchina da sdraiare per terra: una Fiat Regata. Scelta peculiare, ma siamo certi che ne uscirà qualcosa di sfizioso!
Avete presente quel fatidico momento in cui prendiamo conoscenza e diventiamo qualcosa in più rispetto a dei semplici, piccoli spettatori nelle nostre stesse vite? Per me quel momento fu l’11 gennaio del 2005 alla mia quarta festa di compleanno, quando gli scalmanati invitati che avevo in casa ruppero il mio modellino di una Porsche 996 (o era una 997? Non è che mi ricordi poi così tanto…). Non sto neanche a dirvi quanto ci rimasi male! Questo mio primo ricordo si collega in qualche modo con il primo episodio rilevante nella vita da appassionato di Diego. Mi racconta di come del suo terzo compleanno lui si ricorda poco e niente, se non per un modellino di un camion che gli regalò suo cugino. Da quel momento in poi, come molti di noi nati a cavallo tra i ‘90 e i primi 2000, il periodo che andrà dall’infanzia all’adolescenza sarà un tripudio di videogames, film e motorsport in TV, in quella che si può definire l’epoca d’oro della cultura tuner.
Era molto simile a questa, ma generazione 996. c. Gooding Christie's
A 14 anni arriverà il primo mezzo di proprietà, una Vespa 50 Special, ottenuta e truccata grazie all’aiuto dello zio, fedele membro del club di zona. Il piccolo insetto a due ruote lo accompagnerà per tutta l'adolescenza, ed è risaputo che oltre i diamanti, l'unica cosa a durare per sempre nel tempo sono proprio le "vesparelle"; tanto è vero che, a distanza di 20 anni, la troviamo ancora nel garage di Diego!
Allo scoccare dei 18 anni, la prima esperienza a quattro ruote sarà sulla Seat Marbella del nonno, la cugina spagnola della Panda 141. Gli anni "formativi" li trascorrerà su auto popolari italiane, a partire da una Fiat Punto fanalona con motore 1.3 MJT sulla quale effettuerà le prime modifiche della sua vita, per poi comprarne un'altra in versione 1.9 HGT. Per Diego, la scuola da seguire è sempre stata quella del "poco ma buono", tanto è vero che dalle Punto in poi non ha mai avuto macchine sulle quali non fossero stati almeno installati assetto a ghiera e cerchi aftermarket. Il tutto senza spingersi mai troppo oltre con mega kit in vetroresina e pannelli porta ricoperti da casse, come invece si era soliti fare al tempo.
Da lì in poi, le cose prenderanno una piega molto più teutonica. Diego mi racconta con sommo affetto di una Volkswagen Golf 3, una Golf 7 TDI che lo ha accompagnato a lavoro per 3 anni prima di perderla in un incidente e infine di una Passat che tutt'ora utilizza giornalmente. E come dimenticarmi del Caddy sdraiato per terra? Il tema ricorrente era sempre uno: non importa l'utilizzo, non importa il tipo di auto; assetto e cerchi sono un must, perché lo stile non va a pile e le grattate fanno male solo sulle show car!
L'acquisto della S13, sua compagna di miriadi di avventure dall'acquisto avvenuto nell'oramai lontano 2017, è una scelta ben lontana dalle auto che ho menzionato sopra, tutte utilitarie, wagon o furgoni europei. La scelta è stata motivata dallo stesso motivo che ha spinto, senza esagerare, migliaia di proprietari a scegliere la sportiva di casa Nissan, ovvero la sua presenza quasi onnipresente nei media dell'epoca. Da starter car su Need for Speed: Underground 2, passando per l'auto di Ryan Cooper, protagonista di Need for Speed: Pro Street. Chiaramente, i videogiochi non erano l'unica ragione dietro la decisione di Diego; ricordiamoci bene che in quegli anni era già nel pieno della sua passione per le auto modificate. E puoi davvero definirti un appassionato di tuning senza aver mai posseduto e modificato un tombino giapponese?
La Silvia S13, commercializzata sia in versione coupè "pura" PS13 che in versione "hatch" RPS13 (non parleremo della decappottabile, data la tiratura limitatissima), era il cavallo di battaglia di Nissan nel settore delle econo-coupè, una nicchia ormai tristemente scomparsa tramite la quale le case costruttrici si davano battaglia a chi potesse racchiudere meglio l'anima sportiva del brand ad un prezzo accessibile anche dalla gioventù dell'epoca. FIAT aveva la Coupè, Mitsubishi la Eclipse, Toyota la Celica...potrei continuare per ore, erano veramente i tempi migliori per amare le quattro ruote!
c. Car and Driver
Tornando a Diego e il suo acquisto, per non rischiare di finire vittima di un mercato che già stava iniziando a dare i suoi segni di squilibrio, prenderà un volo per la Sardegna, con l'obiettivo di portarsi a casa il progetto che, se ignoriamo la vespa degli anni formativi, avrebbe portato avanti per più tempo in assoluto.
L'auto si presentava così, una Nissan 200SX Sharknose RPS13 con frontale Type X, verniciata in nero pastello FIAT seppur in principio nata di color bordeaux e passata per un breve periodo per il grigio. Il suo CA18DET, 1.8 turbo da 175CV, figlio di mezzo dell'americano KA24 con le sue performance da furgoncino e del giapponese SR20DET, motorizzazione più ricercata tra gli appassionati, è tutt'oggi oggetto di enorme dibattito all'interno della comunità Silvia, tra chi lo odia e chi lo ama. Le mie opinioni le riservo per dopo, quando saremo in movimento sulle curve nei pressi di Ceprano.
Tralasciando la qualità dei pezzi installati precedentemente, il punto di partenza non era malaccio, seppur non un esemplare conservato maniacalmente; il motore non dava problemi, la vernice era fresca, ma soprattutto, il cruscotto era integro! (Per chi non lo sapesse, i cruscotti Nissan degli anni 90 erano fatti della plastica più infima sulla faccia della terra.)
Ouch!
La primissima caratteristica che ha catturato la mia attenzione, oltre al fatto che fosse la prima S13 nera che vedevo coi miei occhi, è stata il frontale pignose. Trovare S13 ben fatte in Italia è un'impresa veramente ardua, specialmente al centro-sud, dove gli esemplari salvabili si contano sulle dita di una mano. Queste poche fortunate tendono ad indossare kit aftermarket oppure, per chi dà priorità all'OEM, Type X o Sharknose. Tutto questo per dire che non ho mai visto un esemplare pignose (o zenki, per i puristi) che attirasse davvero la mia attenzione. Su questa build in particolare, sono un grande apprezzatore del contrasto che si va a creare tra il disegno semplice e squadrato dell'anteriore e le linee più aggressive delle minigonne e il sottoparaurti posteriore Type-X. Sono quegli abbinamenti che si possono effettuare solo con determinati tipi di auto, di quelle per le quali la casa madre era anche una delle maggiori costruttrici di componentistica aftermarket. Per quanto mi riguarda, le aziende più emblematiche per la loro partecipazione alla cultura tuner (almeno negli anni '90-2000) erano proprio Nissan, Toyota e Mitsubishi. Che dire, conoscevano proprio bene i loro polli!
Gli ultimi tocchi di personalizzazione della carrozzeria sono un alettone ducktail stile Rocket Bunny e, dulcis in fundo, fari posteriori Type-X con annessa cornice, i quali sostituiscono il disegno a linea continua europeo con uno a quattro tondi, molto più "orientaleggiante", strizzando anche l'occhio all'altra grande sportiva Nissan dell'epoca.
Scendendo più in basso arriviamo al vero pezzo da novanta della build, senza il quale l'estetica da "elegante arma da montagna" verrebbe quasi meno. Dopo aver sostituito le repliche CE28N con cui ha comprato la maccchina ed un breve periodo con dei Work VS-SD molto più, ora ci vuole, da auto stance piuttosto che da battle machine, la scelta definitiva è ricaduta su un set di Wedssport SA-60M in misure 18x10J ET15. Questo set bello importante è stato installato grazie all'ausilio di una conversione a 5 fori (rito di passaggio per chiunque voglia montare cerchi più grandi dei 16 sulla propria S13) e, per far entrare l'imponente canale da 10 pollici all'interno dei passaruota, delle piastre camber rilavorate.
Normalmente nutrirei del sano scetticismo nei confronti delle Silvia stockbody su cerchi da 18 pollici, poichè nella stragrande maggioranza dei casi vengono utilizzati disegni e colori che fanno passare la silhouette da quella di un'affilata coupè ad un goffissimo monster truck. L'auto di Diego, tuttavia, è l'eccezione alla regola. Vuoi per il disegno sportivo del cerchio, con le sue 6 razze sdoppiate dall'aspetto affilato, per il camber aggressivo o l'altezza da terra definibile solo come "ridotta all'osso", la combinazione di questi fattori culmina in un risultato tanto elegante quanto appariscente, apprezzabile da quasi chiunque (forse gli unici che potrebbero avere qualcosa da ridire sono i fan delle S13 su cerchi da 14-15. Non fraintendetemi, resta una corrente ugualmente degna di lode se eseguita come si deve!).
Sul comparto gomme oggi non c'è molto da dire: all'anteriore Diego monta delle Achilles ATR Sport da 225/40/18, scelta strategicamente pensata per ottenere quanto più stretch possibile, in quanto le Achilles sono leggermente più strette della misura nominale. Al posteriore invece troviamo delle Sailun di fortuna messe su giusto per macinare chilometri. Potete ben immaginare come, con angoli del genere, le gomme non durino molto...
Dietro i cerchi anteriori fanno capolino delle pinze Sumitomo a 4 pompanti di derivazione Nissan 300ZX, miglioria plug and play sulle Silvia, abbinate a dei dischi lisci da 300mm. Assieme a dei doverosi tubi in treccia e una pompa freno maggiorata, anch'essa proveniente da una 300ZX, il sottodimensionatissimo impianto di serie è stato portato all'altezza della vettura e dei cerchi di 3 pollici più grandi e 4 pollici più larghi dello standard che sono stati installati.
Le migliorie telaistiche sono poche, ma mirate. Partiamo col dire che il Maxpeedingrods con cui è stata comprata l'auto è stato prontamente cestinato per lasciare spazio ad un BC Racing BR-RA, regolabile sia in altezza che durezza. Assieme ai coilovers sono poi stati montati anche dei bracci regolabili Driftworks e le piastre camber rilavorate menzionate precedentemente. Sapete quando si dice "compra i cerchi, poi pensi a come farli entrare"? Ecco, questo progetto è un esempio a dir poco lampante di questa filosofia. E tutto si può dire, tranne che il risultato non sia un fitment veramente al bacio!
Anche l'abitacolo segue una corrente stilistica di stampo più "clean", ma ciò di certo non significa che non al suo interno non ospiti della componentistica ricercata. Cominciamo dalle sedute, un paio di Recaro SR3 di derivazione Integra DC2, appoggiati su slitte Bride Type RO. Reclinabili a guscio semplici e dal design intramontabile, le S13 o hanno questi oppure i monoscocca più vistosi in circolazione, non ci sono vie di mezzo! La posizione di guida risultante è bassa e sportiveggiante, ma senza sacrificare il comfort dei sedili di serie, anzi! Trovo il leggero abbraccio della serie SR addirittura più comodo rispetto alla contenitività pressoché assente dei sedili delle giapponesi dell'epoca. Specialmente se guardiamo i sedili di serie della S13, che sembrano usciti da una FIAT entry level, ci viene da chiederci perchè Nissan non abbia preso da Honda e non abbia dotato le sue auto di selleria Recaro di serie.
Come input di guida troviamo un volante OMP Corsica a calice ed un pomello del cambio Tomei, mentre il compito di monitorare la salute dell'auto spetta ad una coppia di manometri Depo Racing per pressione turbo e olio.
Il cuore pulsante di questa Silvia è il suo motore CA18DET in forma quasi totalmente stock, se non per qualche modifica di contorno come la linea di scarico, composta da downpipe e centrale artigianali e, a chiudere il tutto, un terminale Super Motoria. Per quanto riguarda la componente "aria" del motore, troviamo un'aspirazione con filtro a cono AEM e, allo stato attuale delle cose, un mock-up di un convogliatore aria stampato in 3D, posto al fine di assicurarsi che il propulsore si nutra soltanto di aria fresca.
Cerchi a parte (La S13 veniva di serie con i 15), questa è una delle esperienze più sincere di 200SX che si possano fare. La potenza è quasi pari allo stock, forse qualcosa in più per via di scarico e aspirazione; per il resto è quasi come Nissan l'ha concepita. Normalmente adotterei una scuola di pensiero molto più di stampo "tuner", al punto che parte di me ritiene che avrei dovuto aspettare che Diego finisse di costruire il CA18 da 300 e passa cavalli che è nel suo garage. Ma la vita è breve, e a volte un semplice panino col prosciutto crudo è più adatto al momento rispetto a un triplo cheeseburger col bacon.
Tra il rombo del quattro cilindri turbo, i BC racing più tosti di una pietra, lo sfiato della valvola blow-off SSQV e l'insonorizzazione (o la mancanza di essa) tipica della casa di Nishi, nell'abitacolo trionfa un tripudio di vibrazioni e botte. È un'esperienza magnifica nella sua scomodità, che più che farmi sentire come un ventunenne giapponese che sale e scende dalle montagne con i suoi amici, mi porta alla mente le immagini di un ragazzo americano del Midwest che si gode l'estate a bordo della sua 240SX sdraiata per terra. L'auto ha di per sè pochi kilometri per l'età, e Diego non è che ne faccia poi così tanti. C'è da dire, però, che quando li fa, li fa sul serio. Ultrace e Stanceland sono solo alcuni degli eventi ai quali questa macchina ha preso parte, con tutte le trasferte effettuate sulle sue quattro ruote.
È una vettura che non nasconde la sua età, ed è forse proprio per questo che ho scelto lei come protagonista del primo speciale Stanceland. Certo, lo stile sarà anche di stampo "clean", ma ha la personalità che solo una macchina con qualche acciacco può avere. Nulla da togliere alle auto a dir poco perfette che ho visto all'evento, ma, come già precisato in precedenza, per me le auto vissute battono quelle perfette cento a zero.
Quindi, cari lettori, arriviamo al termine di questo articolo (uscito in ritardo, cosa per la quale vi porgo le mie scuse). Come di consueto, pongo a Diego la domanda di rito:
Qual è il tuo ricordo preferito con la tua auto?
"Allora, possiamo dire con certezza il tour fatto nel 2022 per andare all'Ultrace. Dico tour poiché non ci siamo limitati a salire e scendere per l'evento, bensì abbiamo fatto un vero e proprio giro da quattromila chilometri, attraversando sette paesi. Eravamo in sei di noi, divisi in cinque auto, vivendo a pieno sì l'evento, ma soprattutto la strada che ci ha portati lì. È stato un piacere poter partecipare a un evento del genere, specie se consideriamo la bellezza del viaggio."
Grazie Diego!
CHEAT SHEET!
Carrozzeria:
Colore: Nero Pastello Fiat (601)
Bodykit:
- Frontale S13 Pignose
- Spoiler posteriore ducktail stile Rocket Bunny
- Minigonne S13 Type X
- Bumper extender posteriore S13 Type X
Fanali Posteriori: S13 Type X originali con annessa cornice
Gruppo ruota:
Cerchi: WedsSport SA-60M 10x18 ET15
Pneumatici: Achilles ATR Sport 225/40/18
- Conversione mozzi da 4x114.3 a 5x114.3
- Pompa Freno 300ZX con rimozione ABS
Setup freni anteriori:
- Pinze Sumitomo 4 pompanti Nissan 300ZX
- Dischi 300MM lisci.
- Tubi in treccia
Interni:
Sedili: Recaro SR3 di derivazione Honda Integra DC2, misto tessuto-alcantara
Slitte: Bride Type RO
Pomello cambio: Tomei TF101A
Volante: Momo Corsica 350mm
Extras:
- Manometri pressione turbo e pressione olio Depo Racing
Ciclistica e Telaio:
Ammortizzatori e molle: Coilovers BC Racing BR-RM
Extras:
- Piastre camber artigianali rilavorate
- Bracci anteriori regolabili Driftworks
Trasmissione:
Cambio: 5 Marce FS5W71C, stock.
Differenziale: Autobloccante torsen di serie.
Motore:
Modello: CA18DET 1.8T, ~200CV
Aspirazione:
- Filtro a cono sportivo AEM
- Convogliatore aria stampato in 3D
- Valvola Blow-Off HKS SSQV
Scarico:
- Downpipe e centrale artigianale, terminale Motoria 76mm.
Raffreddamento:
- Set completo di tubi acqua in silicone
- Radiatore Koyorad N-Flo 53mm
Articolo a cura di Sergio Esposito (@yummysidewalls)
Foto a cura di Mario Boccagna (@mario.boccagna), Alessia Spaccamonte (@foxie.raw), Luigi Supino (@supi.media). Foto di repertorio a cura di Diego Milanese (@diego_s13), ulteriori fonti nelle didascalie.
Grafiche a cura di Francesca Vaglica (@gar_t_net)